Ieri alla Texprint di Prato le forze “dell’ordine” hanno caricato gli operai in sciopero, operando diversi fermi e mandandone diversi in ospedale. Da settimane i lavoratori sono in picchetto permanente di fronte ai cancelli dello stabilimento per il rispetto di diritti elementari come le otto ore di lavoro giornaliere e l’applicazione dei contratti, sistematicamente calpestati da un’azienda dalle molte zone grigie.

Sono molte le realtà, le organizzazioni, i lavoratori e gli abitanti della zona che hanno portato aiuti e solidarietà ai lavoratori accampati ai cancelli, fattore che ha ancora di più scatenato la repressione poliziesca. Come collettivo abbiamo anche noi sentito la necessità di andare ai cancelli per supportare materialmente, anche se con mezzi limitati, una lotta che consideriamo importante perché porta alla luce una delle tante situazioni di sfruttamento che interessa il polo manifatturiero tessile pratese. Più in generale la riteniamo rappresentativa della condizione operaia e dei lavoratori di oggi, sfruttati, precari, sotto perenne ricatto, e per di più picchiati e arrestati quando alzano la testa come succede oggi alla Texprint, e come succede a Piacenza dove la repressione si abbatte su operai e sindacalisti, malmenati, ieri per giunta anche arrestati e additati all’opinione pubblica come sovversivi. Di sovversivo c’è solo un sistema che di fronte al sopruso e all’ingiustizia non esita a tutelare gli interessi padronali, e alla bisogna scatena tutto il suo apparato repressivo per scoraggiare la ribellione operaia e le forme di lotta più avanzate. Di fronte a certi episodi si manifesta in tutta la sua chiarezza come reagisce l’ordine costituito, da che parte si schierano le istituzioni quando si mettono apertamente in discussione i rapporti di sfruttamento, quando si rivendica concretamente giustizia sociale fuori dalla politica politicante, nelle lotte locali. D’altra parte le scene a Prato e Piacenza dei lavoratori ai cancelli che tentano in tutti i modi di fermare i camion delle merci, che resistono alle cariche della polizia e tornano subito a picchettare gli stabilimenti, che si affollano sotto la Questura per la liberazione dei propri compagni, testimoniano che quando sorge tra i lavoratori la presa di coscienza delle proprie condizioni di sfruttamento non c’è azione repressiva che tenga.
La vicinanza, gli scioperi dei lavoratori di altre realtà produttive come per esempio quello alla Gkn di Campi Bisenzio sono un aspetto importante della solidarietà di classe, tanto più necessaria perché con l’unità delle lotte si possano conquistare avanzamenti collettivi rispetto ad un sistema politico-economico sempre più in difficoltà e quindi più pericoloso, reazionario e antioperaio.